24.06.2019

SALARIO MINIMO TRA DIRITTO E CRITICITA’

Fa discutere la proposta di Legge avanzata dal Movimento 5 Stelle sul cd. “salario minimo”.

Da un lato si pone l’esigenza di stabilire un salario minimo che garantisca l’esistenza “libera e dignitosa” richiamata dall’art.36 della nostra Costituzione, compito peraltro già svolto dalla contrattazione collettiva attualmente in vigore.

Dall’altro si pone il grave problema di un aumento del costo del lavoro per molte imprese.

Il nuovo salario, infatti, dovrebbe essere pari a Euro 9,00 Lorde orarie per tutti i lavoratori e comporterebbe, secondo le ultime stime, un aumento medio del 20% del costo del lavoro. Secondo l’Istat i lavoratori privati interessati ad un aumento della propria retribuzione sarebbero circa 3 milioni.

In Europa 22 paesi su 28 hanno già in vigore un salario minimo di Legge; si varia dai 700 euro minimi per il Portogallo ai  2071,10 euro del Lussemburgo. In alcuni paesi il valore orario minimo è già superiore ai 9,00 euro (Germania 9,19 – Francia 10,03 – Belgio 9,41). Ma una comparazione basata puramente sul salario non è realistica, troppi sono i fattori e le differenze tra le varie economie (ad esempio il differente potere di acquisto nei vari paesi, le differenze in tema di orario di lavoro etc).

E, come illustrato dall’economista Andrea Garnero, la base di 9 euro all’ora sarebbe ad oggi tra le più elevate tra i paesi dell’Ocse, vicino a quella della Germania che ha un livello economico ben lontano da quello del nostro paese.

In Italia, pur non essendo in vigore una norma sul salario minimo, sono di fatto i contratti collettivi che lo stabiliscono per i vari settori.

Anche uno studio della Cgia di Mestre evidenzia come sia riduttivo e semplicistico analizzare la materia in questione puramente da un punto di vista di salario orario, perché i fattori da tenere in considerazione sono molteplici, così come l’incidenza sui tanti istituti contrattuali previsti che gravano notevolmente sul costo del lavoro (festività, tfr, permessi, ferie, mensilità aggiuntive etc etc etc).

Da più parti, come sottolineato anche dalla Presidente dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro, Marina Calderone al Festival del Lavoro tenutosi a Milano la scorsa settimana, si auspica che il Governo almeno pensi ad una misura compensativa con la riduzione del Cuneo Fiscale per arginare l’inevitabile aumento di costi per le aziende.